Patù

Patù, piccolo centro salentino, a quattro chilometri da Santa Maria di Leuca, è un antico centro messapico.

A testimonianza di ciò è possibile visitare il famoso fabbricato conosciuto come “Centopietre” una antica costruzione a pianta rettangolare costruito con cento pietre di tufo sovrapposte. A tutt’oggi le cui origini e la sua destinazione rimangono sconosciute. Di fronte alla Centopietre si erge la Chiesa di San Giovanni Battisti, risalente al X secolo. L’edificio ricorda la cruenta battaglia tra Cristiani e Mori del 24 giugno 877. La chiesa, a pianta rettangolare a tre navate divise da pilastri, è uno degli esempi più caratteristici dell’arte romanica pugliese. Degli affreschi all’interno rimangono solo poche tracce. L’abside contiene un ampio rosone; la facciata principale è essenziale con una bifora situata al di sopra del portale d’ingresso.

L’antico centro abitato di Vereto, è un’antica cittadina messapica. I messapi incominciarono a vivere nel basso Salento intorno al IX secolo A.C.. Vereto divenne un grosso centro per lo scambio commerciale con la Magna Grecia, favorita dalla sua ubicazione.

Vereto conosciuta anche come “Hyrie”, che secondo Erodoto, uno dei massimi storici greci, era la “città madre” della Japigia, oggi è una delle mete archeologiche più importanti e visitate del sud Italia.

Durante gli scavi archeologici, sono stati ritrovati numerosi reperti archeologici. Ceramiche, capanne, elementi in ferro e poi sono state ritrovate anche le fondazioni della cinta muraria della Città di Vereto larghe 4 metri e formate da tre file di blocchi.

Vicino all’antica acropoli, si può ammirare la Chiesa della Madonna di Vereto eretta sulle strutture preesistenti di una chiesa paleocristiana.

In quest’ area è stato rinvenuto un pozzo di acqua dolce.

Dalla collina di Vereto, dei camminamenti ricavati dal taglio della pietra e dall’utilizzo di grandi blocchi in pietra in tufo, conducevano verso la marina di San Gregorio e qui sono stati ritrovati i resti di un antico porto, che era l’approdo per le navi che attraversavano l’adriatico provenienti dalla Grecia.

Nel centro del piccolo paese salentino potrete visitare la Chiesa di San Michele ArcangeloPalazzo Romano, il Castello di Patù e la Chiesa di San Giovanni Battista.

Chiesa di San Michele Arcangelo

L’antica chiesetta parrocchiale fu edificata nel 1564 dall’architetto Francesco Centolanze a cura della Confraternita del Santissimo Sacramento e del Rosario. La pianta rettangolare è composta da un’unica navata. Ospita, oltre all’altare maggiore, quattro altari laterali dedicati a San Michele Arcangelo, San Francesco d’Assisi, Madonna del Rosario e Madonna del Carmine. Al di sopra della porta d’ingresso vi è un piccolo coro con l’organo del 1723, recentemente restaurato. La sobria facciata è impreziosita dal portale e dal rosone in pietra leccese di chiara fattura tardo rinascimentale. Il campanile del 1940, adiacente al prospetto principale, ha pianta quadrata ed alloggia cinque campane in bronzo.

Palazzo Romano

Sempre sulla medesima piazza, vi è la residenza appartenente alla famiglia di Liborio Romano, il figlio più illustre di Patù.

E’ noto a tutti come Don Liborio, un salentino fortemente legato alla sua terra, un autentico patriota unitario. Liborio Romano, l’uomo più discusso del Risorgimento italiano, fu un personaggio chiave in un periodo storico difficile, tormentato, meraviglioso e glorioso quale fu quello dell’Unità d’Italia ed al tempo stesso un cittadino abile nella politica, l’ultimo Ministro del Re di Napoli, Francesco II Borbone, al servizio del governo.

Candidato alle elezioni politiche del 1861 nel Regno d’Italia, la sua popolarità era illimitata. A Napoli era il politico più amato dal popolo e dalla Guardia Nazionale, ma era anche l’uomo pubblico più accusato a tal punto da subire le più atroci sofferenze quali: la persecuzione, il carcere e l’esilio.

L’edificio fu fatto costruire da Alessandro Romano (padre del celebre giurista) nei primi decenni del XIX secolo. La struttura, in puro stile neoclassico, aveva la funzione di abitazione e di simbolo di potere e ricchezza.

La facciata principale, molto più alta rispetto al resto dell’edificio, rafforza l’impressione di grandiosità dello stesso. Dall’ampio cortile si accede al portico in stile dorico snellito da colonne tuscaniche che introduce alla sala circolare con volta a cupola ed oculo sormontato da lanterna ottagonale in ferro e vetro. Attualmente parte del palazzo è di proprietà privata, parte è stata acquistata dal Comune che l’ha destinata a struttura polivalente. Di fronte al prospetto principale dell’edificio vi è la Cappella privata della Famiglia Romano dello stesso periodo del palazzo.

Castello di Patù

Da Piazza Indipendenza percorriamo un piccolo tratto di Via Giuseppe Romano sino ad incrociare, sulla sinistra, Via Silvio Pellico dove, superata la prima curva, si incontra sulla destra l’ultimo dei quattro torrioni angolari che, uniti da cortine, costituivano le mura del Castello. La fortificazione è della prima metà del ‘400. Le mura erano circondate da un fossato in parte interrato, in parte convertito in giardino. Il Castello, andato totalmente distrutto, fu spesso rifugio per la popolazione durante le incursioni piratesche.

La campagna circostante è un tripudio di muretti in pietra a secco, antiche pajare, lunghe distese di ulivi secolari che si alternano a tratti di macchia mediterranea, canaloni naturali.

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Patùultima modifica: 2016-10-19T19:27:53+00:00da Emanuele Colazzo